Davide Sisto

17 maggio - Mater Gratiæ ore 19:30

Vorrei morire ma non posso. La disperazione di uno spettro digitale che vaga nel web

I social network e le tecnologie digitali in generale stanno impedendo alla morte di essere il momento conclusivo della vita. I nostri profili social continuano a vagare spettralmente online, sottoposti a una quantità incalcolabile di manifestazioni di commiato e di condivisioni da parte dei vivi. Le identità digitali, che abbiamo costruito online nel tempo, tendono a sopravvivere alla nostra morte biologica in virtù di automatismi tecnologici che mirano a realizzare l'immortalità digitale: spettri che chattano con i vivi (Luka di Eugenia Kuyda), controparti virtuali (Eter9, Eterni.me), ologrammi. Nemmeno la morte ci impedirà di condividere fake news e di bullizzare i nostri followers. E i nostri parenti vivranno un lutto perenne, incapaci di accettare la perdita e la fine. è veramente più disperata una vita che, terminata, svanisce per sempre nell'oblio?


Davide Sisto, filosofo, assegnista di ricerca in Filosofia Teoretica presso l’Università di Torino, è esperto di tanatologia: si occupa del tema della morte a partire da un punto di vista filosofico e in relazione alla medicina, alla cultura digitale e al postumano. Insegna al Master «Death Studies & the End of Life» dell’Università di Padova, collabora con diverse Asl piemontesi ed è curatore, insieme a Marina Sozzi, del blog Si può dire morte. Oltre a numerosi saggi su riviste nazionali e internazionali, ha pubblicato: Lo specchio e il talismano. Schelling e la malinconia della natura (2009), Narrare la morte. Dal romanticismo al postumano (2013) e Schelling. Tra natura e malinconia (2016), La morte si fa social. Immortalità, memoria e lutto nell'epoca della cultura digitale(2018).