Il Festival

Il Festival della Disperazione è il primo festival italiano sulla Disperazione, il festival più letterario di tutti, forse. Da sei anni, attraverso incontri, letture, spettacoli ed eventi il Festival della Disperazione si è inoltrato nel sorprendente e fulminante mondo della Disperazione partendo da ciò che diceva Beckett:

“La speranza non è che un ciarlatano che non smette di imbrogliarci; e, per me, io ho cominciato a star bene solo quando l’ho persa. Metterei volentieri sulla porta del paradiso il verso che Dante ha messo su quella dell’inferno: Lasciate ogni speranza voi che entrate.”

Un festival di taglio culturale, non un inno alla disperazione ma, piuttosto, un’esplorazione culturale e antropologica nei territori della disperazione, tema letterario per eccellenza, alla ricerca dei risvolti serissimi e ironici della stessa.

Un intero Festival dedicato alla disperazione, dunque, proprio per la convinzione che sia il sentimento, la condizione più letteraria di tutte, e che tutti quelli che scrivono, dipingono, suonano, recitano o siano in una qualche relazione con l’arte in senso lato, abbiano molto a che fare con questo sentimento che diventa la spinta principale che li muove nel fare ciò che fanno. Forse ha ragione Giorgio Agamben quando scrive che un poeta è «in balia della propria impotenza». Pur non essendo poeti crediamo capiti spesso di sentirsi così, in balia dell’impotenza, e l’ impotenza, la frustrazione, la disperazione, crediamo siano quello che ci guida nelle cose che proviamo a fare. La disperazione, inoltre, nei suoi risvolti legati all’errore, al fallimento, assume connotati altamente ironici proprio per l’assunto che l’ironia, nelle sue forme più alte, è quanto di più vicino al dolore. Il poeta Raffaello Baldini diceva: “Ma in fondo chi l’ha detto che dalla disperazione si può solo piangere?”

O ancora, come diceva Monicelli: “Mai avere la speranza. La speranza è una trappola, è una cosa infame inventata da chi comanda.”

La sesta edizione del Festival della Disperazione continua la propria ricerca attorno al tema della disperazione, tra letteratura e realtà, ospitando narratori e poeti di fama nazionale, le voci più interessanti delle letterature emergenti, e ancora saggisti, musicisti, artisti, scienziati, secondo un’accezione ampia e curiosa della letteratura, che non si nega alla conoscenza di territori e linguaggi lontani dai canoni tradizionali.

“Che fatica sopravvivere” è la linea tematica scelta per la sesta edizione del Festival della Disperazione. Prima la pandemia, i teatri chiusi, lo slalom tra i colori, poi il caro bollette, poi la guerra, poi il caro benzina, poi il precariato (che c’era pure prima), poi mancano i soldi per tutto, compresi i finanziamenti per gli appuntamenti culturali (ma quelli mancavano pure prima), poi manca il lavoro, poi mancano i lavoratori, poi mancano le opportunità, poi cresce il debito pubblico, poi aumentano le tasse, poi aumenta l’inflazione, poi costa tutto di più ma gli stipendi restano sempre gli stessi, poi non si capiscono i quesiti del referendum, poi non si può votare su eutanasia e cannabis, poi andrà tutto bene, poi non è andato tutto bene, poi il pnrr, poi le truffe con il bonus 110%, poi ti amo, poi ho bisogno di pensarci, poi poi poi, poi si potrebbe continuare ancora e ancora: che fatica sopravvivere!

Un’edizione organizzata contro tutte le avversità che punta a far crescere le occasioni di incontro, di confronto e di dibattito pur dovendo convivere con gli innegabili, evidenti e sempre più consistenti problemi organizzativi dovuti alla povertà incipiente in cui versa. Un Festival che, tautologicamente, resiste nella sua disperazione e che nella stessa stessa trova la forza di andare avanti. La Disperazione, infatti, si conferma, una volta in più, una molla incredibile, dotata di una forza generativa difficile da definire.

Il Festival della Disperazione, si dispera ma resiste. Il Festival della Disperazione anche questa volta sopravvive. Ma che fatica!

Il Festival della Disperazione è ideato, organizzato e gestito dal Circolo dei Lettori di Andria.